mercoledì 26 gennaio 2011

Sharm el Sheik - Un'estate indimenticabile

Sharm el Sheik - Un'estate indimenticabile, di Ugo Fabrizio Giordani, con Giorgio Panariello, Enrico Brignano, Maurizio Casagrande, Cecilia Dazzi, Michela Quattrociocche. - Italia, 2010. 
Punteggio ★

Sebbene il pretesto narrativo sia la perdita del posto di lavoro e nonostante qualche labile accenno a famiglie una volta tanto non in crisi, si finisce nel più tipico dei cinepattoni (per quanto sia uscito in sala a fine estate 2010). Sono infatti presenti alcuni dei componenti di base di questo sottoprodotto cinematografico: ambientazione "esotica", bellezze volgari, comportamento farsesco, abuso del dialetto, consumismo cafone, centralità degli attori televisivi, assenza di comicità, tendenza alla noiosità. Prima ancora che mal fatto, tutto è di basso livello, come le camicie che i cinesi vendono a cinque euro ai mercatini.
Stabilire chi sia più sgradevole fra Panariello e Brignano è davvero difficile, se non impossibile. [FP]

martedì 25 gennaio 2011

Materiali - La comicità di Checco Zalone - 2

" Diciamo la verità: siccome un successo di queste proporzioni non se lo aspettava nessuno, nemmeno nei sogni più audaci, è altrettanto difficile spiegarne le ragioni. Stupisce il valore assoluto della cifra (...) ma soprattutto meraviglia la velocità con cui il film di Zalone e Nunziante è arrivato a battere ogni record: 11 giorni! Persino Avatar procedeva con minor foga. Ed è proprio questa «frenesia» che lascia senza parole. E senza spiegazioni. 

Sul film ormai si sono esercitati tutti: il personaggio del buttafuori che sogna una promozione «sociale» ha i tic di un Nando Moriconi d’oggi (per usare il paragone più indovinato) ma un orizzonte ancora più ridotto e risibile perché quello almeno sognava l’opulenza «del Kansas City», questo è contento di regolare il flusso dei turisti sul tetto del Duomo. E forse è proprio questo involontario elogio dell’incompetenza e dell’ignoranza ad attirare gli spettatori, a regalare, in cambio del prezzo di un biglietto (che è una delle cose più a buon mercato oggi disponibili), un sentimento di «superiorità» che pochi film possono offrire. Che bella giornata non fa paura a nessuno. 

Anzi, finisce per consolare: lui è decisamente peggio di me! E allora perché non premiarlo facendo la coda al botteghino? Anche perché - e questo è sicuramente un effetto cercato - la comicità si mantiene sempre al di sotto di un «accettabile» livello di volgarità. I cinepanettoni avevano finito per farsi un vanto della loro esagerazione (linguistica, ma anche comportamentale). Zalone al cinema ha scelto di rassicurare, a rischio di tradire il suo personaggio televisivo, le cui canzoni sguazzavano tra doppi sensi e pesanti allusioni. Sullo schermo se ne sentono solo pochi accenni (come quelli sugli effetti inturgidenti dell’amore), ma il core business della sua comicità è dichiaratamente altro. Più «familiare», più «educato», più «represso». (...) ".

Paolo Mereghetti, Corriere della Sera, 18 gennaio 2011

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lunedì 24 gennaio 2011

La solitudine dei numeri primi

La solitudine dei numeri primi Regia: Saverio Costanzo; soggetto: dal romanzo omonimo di Paolo Giordano; sceneggiatura: Paolo Giordano e Saverio Costanzo; interpreti: Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Martina Albano, Arianna Nastro, Tommaso Neri - Italia, Francia, Germania, 2010 
Punteggio ★★   

Tratto dal best seller omonimo di Paolo Giordano sull'amore difficile se non irrealizzabile fra due anime segnate da un trauma che li ha segnati fin dall'infanzia. Non ho letto il romanzo e quindi considero il film come a se stante. La sensazione è di un film freddo, alla ricerca di toni e atmosfere dark ma che non riesce a raggiungere grandi risultati. Nonostante il tema siano le emozioni, i sentimenti, le passioni, non trasmette allo spettatore nulla.
La direzione degli attori è comunque buona. Alba Rohrwacher sempre molto brava, Luca Marinelli qua e là un po' sopra le righe. [FP]
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domenica 23 gennaio 2011

Qualunquemente

Qualunquemente Regia: Giulio Manfredonia; soggetto e sceneggiatura: Antonio Albanese; interpreti: Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano. Italia, 2011. 
Punteggio ★★   

La cosa che più convince di questo film è il presupposto da cui parte: in un paese in cui la realtà politica supera la finzione, drammatica e comica, non è più possibile fare satira, resta solo il grottesco. E così è il film. Mi è però difficile trovare il taglio giusto per commentarlo.
Andiamo per pezzi separati. Il primo è che non fa ridere. Non c'è una sola scena che strappi, non dico una risata, ma neanche un sorriso. Poi, mi vien da dire che la componente di critica politica è tanto condivisibile quanto scontata. Infine, Antonio Albanese, che ha ideato il soggetto/personaggio e si è scritto addosso la sceneggiatura, è bravissimo ad esprimere il suo personaggio, che tiene in quasi tutto il film.
Come tutti sanno, l'imprenditore Cetto La Qualunque è l'uomo che i "furbi" di un paesino della Calabria, al suo ritorno da un periodo di "necessaria" latitanza, decidono di far scendere in campo nelle elezioni comunali. Cetto raccoglie in sé tutte le caratteristiche che nella società locale danno il successo: corrotto, amorale, volgare, razzista, maschilista. E, come se non bastasse, dichiara e urla ai quattro venti queste sue caratteristiche, come fossero dei meriti.  Il tono scelto dal regista e dal protagonista è un grottesco fatto di eccessi. Ogni situazione è volutamente spinta oltre la misura ma sempre "poco" oltre la misura, cioè sempre vicina alla realtà. La novità, e l'elemento peculiare del personaggio e del film, sta nel dirlo ,nel teorizzarlo, nell'esibirlo. Esemplare in questo senso la frase che Cetto dice al figlio: "Presto io sarò sindaco e tu per legge sarai vicesindaco". [FP]

sabato 22 gennaio 2011

La passione

La passione, di Carlo Mazzacurati, con Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Corrado Guzzanti, Cristiana Capotondi, Stefania Sandrelli, Kasia Smutniak - Italia, 2010
Punteggio ★1/2   

Storia di un regista in crisi che si trova obbligato a dirigere  controvoglia una rappresentazione pasquale in un paesino di provincia, e trova (ovviamente) una piccola catarsi finale, è una farsa che non diverte, una commedia  dramamtica senza significati. Un film decisamente non riuscito.
Nel folto gruppo di attori mal diretti, spiccano Silvio Orlando, che ripropone stancamente il solito personaggio di sfigato timido e introverso ma intelligente, e Corrado Guzzanti, patetico nel suo non trovare il registro giusto. Si salva a malapena solo Giuseppe Battiston. Curioso il destino di Kasia Smutniak nella storia: dopo vari piccoli tocchi per costruire un'empatia fra lei e il regista in crisi che la portano a recitare la parte della Maddalena, scompare letteralmente dal film. Forse il regista (quello reale) l'ha persa per strada. [FP]

mercoledì 19 gennaio 2011

Pranzo di Ferragosto

Pranzo di Ferragosto, di Gianni Di Gregorio, con Gianni Di Gregorio, Valeria De Franciscis, Marina Cacciotti, Maria Calì, Grazia Cesarini Sforza - Italia, 2008. 
Punteggio ★★★  

Gianni, ultracinquantenne, si occupa amorevolmente a tempo pieno dell'anziana madre, una nobildonna decaduta. Fra la madre e i debiti, trova conforto nella bottiglia ma sempre con dignità. Quando l'amministratore condominiale gli chiede di ospitare sua madre per Ferragosto in cambio di una congrua riduzione delle spese condominiali, seppur con incertezza accetta. Una richiesta analoga gli giunge dal medico di famiglia e anche a lui non può dire di no. Infine, si aggiunge una terza signora, zia dell'amministratore. Fra equivoci e idiosincrasie trasformati in gag delicate che fanno sorridere senza essere sguaiate, le anziane, ognuna con le sue manie e le sue preferenze, faticano a sincronizzarsi ma per fortuna trovano un'intesa affettiva in tempo per un felice pranzo di ferragosto.
Gianni Di Gregorio, sceneggiatore, qui all'esordio dietro e davanti alla macchina da presa, ha scritto, sceneggiato, recitato e diretto il film. Il risultato è più che piacevole. Le anziane sono ritratte con un garbo e un'affettuosità che può derivare solo da un'esperienza vissuta. Di Gregorio, nel recitare se stesso, risulta  naturale e credibile. Alla riuscita del film va anche ascritta una suggestiva Roma deserta nei giorni di pieno agosto. [FP]

martedì 18 gennaio 2011

Materiali - La comicità di Checco Zalone 1

" (...) una comicità inaspettata, inedita, che non riusciamo a ricondurre a nulla di recente e noto. Il contrario del déjà vu, la piacevolissima sensazione di essere finalmente davanti a qualcosa di nuovo, veloce, in questo nostro mondo vecchio, ripetitivo, incollato a se stesso e alle sue idee sempre uguali.

Ma chi è questo Checco Zalone? Nel film è un giovane del Sud, disoccupato, precario, allegro, solare, ridente. Raccomandato, donnaiolo, sbruffone. Ingenuo, candido... Ci viene in mente Marcovaldo. E un po’ anche Candide. E Alberto Sordi, Totò, Peter Sellers, Massimo Troisi. E Charlot... Personaggi inconsapevoli di sé, ignari. Di un’ignoranza innocente e salvifica, che rende leggeri e persino fortunati. La semplicità delle anime belle, l’ingenuità, una spontaneità un po’ sbruffonesca, monelleria malandrina al limite della legge: come per esempio lasciare il posto di lavoro - il Duomo di Milano! - incustodito, tutta la gente in coda, e un cartello appeso con su scritto «Sono al bar». Sfacciati e veri, spregiudicatamente leali. Checco Zalone è così: buono, aperto, generoso. Gli va tutto male, ma lui non se ne accorge. E come per miracolo il male si trasforma in bene, o comunque in qualcosa che non fa poi così danno, come un temporale che si allontana, un buio che si stempera e poi, alla fine, diventa quasi luce.


Ci viene da ripensare a che cosa è mai il comico. Oggi spesso è solo satira, grottesco; e invece forse dovrebbe essere uno sguardo ironico su di sé. Ridere di noi, prima di tutto. Il comico è uno specchio. Unione di disincanto e pietà. Non facile. Questo film comico ci sorprende perché ignora i meccanismi soliti, le cinque armi improprie dei film di cassetta: volgarità, turpiloquio, sesso, violenza... e Berlusconi! Riesce a farci ridere, e riflettere, senza adoperare nessuno di questi cinque ingredienti che un po’ - bisogna dirlo - ci sono anche venuti a noia. Li scavalca, li sorpassa, ne fa brillantemente a meno. (...)


È la realtà? Sì, ma non è realismo. È il verosimile, finalmente! È invenzione, nel senso migliore del termine, quando l’invenzione assomiglia alla realtà ma non lo è. Certo, c’è la nostra Italia, in questo film. Ci siamo noi, gli irriducibili italiani. Ci sono tutti i nostri difetti e tutti i nostri incubi peggiori, i temi più cruciali, i vizi, le illegalità: parentopoli, il terrorismo, il Mezzogiorno, l’Islam, il precariato, la mafia, la Chiesa, Bin Laden. Ma tutto è come trasformato, alleggerito, buttato in aria come una manciata di coriandoli. Effetto-Checco, il «cozzalone» del Sud che non capisce il rischio, non sa chi ha davanti, corre pericoli che non vede, diventa amico dei nemici, s’innamora di chi non dovrebbe. C’è la realtà, ma c’è sempre quel guizzo in più, quella trovata, quel doppio salto mortale che ci solleva dal piatto resoconto documentaristico. (...)

Credo che la chiave del successo, quel che alla fine, uscendo dal cinema, scopriamo che ci ha preso, è proprio questo: un senso di liberazione e di sfida, il coraggio di un sottile politicamente scorretto, o meglio, un «politicamente non corretto gentile», quasi tenero, mai offensivo. Come quando Checco dice della ragazza araba di cui si sta innamorando: «È un po’ negra, giusto qualche gradazione, zio, non dà fastidio...»".

Luca Ricolfi, Paolo Mastrocola, "Checco Zalone, l'Italia che riesce a farci ridere", La Stampa, 18 gennaio 2011.